

Il Conto Energia è stato il più importante programma di incentivazione del fotovoltaico in Italia: tra il 2005 e il 2013 ha finanziato centinaia di migliaia di impianti con tariffe garantite per 20 anni. Se hai un impianto installato in quel periodo, probabilmente ricevi ancora i pagamenti dal GSE — ma le prime convenzioni stanno scadendo e il DL Bollette 2026 ha introdotto novità significative.
In questa guida scoprirai come funziona il Conto Energia, quali sono le differenze tra i cinque Conti, cosa prevede lo spalma-incentivi, come funziona l’uscita anticipata e cosa fare quando la tua convenzione arriva a scadenza.
Il Conto Energia è un meccanismo di incentivazione gestito dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) che remunera l’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico con una tariffa fissa per ogni kWh generato. A differenza dello Scambio sul Posto o del Ritiro Dedicato — che compensano o pagano solo l’energia immessa in rete — il Conto Energia premia la produzione stessa, indipendentemente da come viene utilizzata.
Il funzionamento è semplice: il GSE eroga una tariffa incentivante per ogni kWh prodotto dall’impianto, misurato da un contatore dedicato. Questa tariffa viene pagata per 20 anni dalla data di entrata in esercizio dell’impianto, tramite accredito periodico sul conto corrente del titolare della convenzione.
Il programma si è articolato in cinque edizioni successive, ciascuna con tariffe e regole diverse, fino al raggiungimento del tetto di costo cumulato di 6,7 miliardi di euro fissato per legge. Dal 6 luglio 2013 non è più possibile accedere al Conto Energia per nuovi impianti.
Ogni edizione del Conto Energia ha introdotto tariffe e regole diverse, adattandosi al calo dei costi del fotovoltaico e all’evoluzione del mercato. Ecco una panoramica.
Il primo Conto Energia (DM 28/07/2005) è stato il pioniere: ha introdotto una tariffa incentivante di circa 0,445 €/kWh per impianti in regime di scambio sul posto, tra le più generose d’Europa. Il meccanismo era semplice ma l’accesso burocratico complesso, con un sistema di graduatorie che ne ha limitato la diffusione iniziale.
Il secondo Conto Energia (DM 19/02/2007) ha semplificato l’accesso eliminando le graduatorie e ha introdotto tariffe differenziate per livello di integrazione architettonica: da 0,38 a 0,49 €/kWh per impianti fino a 20 kW. Il principio era chiaro: più l’impianto si integrava nell’edificio, più alta la tariffa.
Il terzo Conto Energia (DM 06/08/2010) ha iniziato a ridurre progressivamente le tariffe, portandole nell’intervallo 0,37-0,44 €/kWh per impianti residenziali, con una riduzione programmata del 2% annuo. Il mercato del fotovoltaico italiano stava esplodendo e i costi degli impianti calavano rapidamente.
Il quarto Conto Energia (DM 05/05/2011) ha introdotto un sistema di tariffe decrescenti per semestre: le tariffe partivano più alte nel primo semestre 2011 e si riducevano progressivamente fino al 2016. Ha anche ampliato le categorie di impianto, includendo gli impianti a concentrazione e quelli innovativi.
Il quinto Conto Energia (DM 05/07/2012) ha cambiato radicalmente il meccanismo. Per impianti fino a 1 MW ha introdotto due componenti: una tariffa onnicomprensiva sull’energia immessa in rete e una tariffa premio sull’energia autoconsumata. Le tariffe erano mediamente più basse rispetto ai Conti precedenti, riflettendo il calo dei costi dei pannelli.
Il programma si è chiuso il 6 luglio 2013, quando il costo cumulato ha raggiunto il tetto di 6,7 miliardi di euro.
Il Decreto Legge 21/2026 (cosiddetto “DL Bollette”), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 febbraio 2026, ha introdotto un meccanismo volontario di spalmaincentivi che riguarda una parte degli impianti in Conto Energia. Non si tratta di un taglio obbligatorio: è un’opzione che il titolare della convenzione può scegliere di accettare.
Lo spalmaincentivi si rivolge esclusivamente a impianti fotovoltaici con potenza superiore a 20 kW che percepiscono la tariffa premio fissa nell’ambito del I°, II°, III° o IV° Conto Energia. La maggior parte degli impianti residenziali — tipicamente tra 3 e 6 kW — non è direttamente coinvolta da questa misura.
Con l’Opzione A il titolare accetta una riduzione del 15% della tariffa premio per il periodo compreso tra il secondo semestre 2026 e il 31 dicembre 2027. In cambio, la convenzione viene estesa di 3 mesi oltre la scadenza originaria. È l’opzione più conservativa: la riduzione è contenuta e l’estensione compensa parzialmente la perdita.
L’Opzione B prevede una riduzione del 30% della tariffa premio per lo stesso periodo, con un’estensione della convenzione di 6 mesi. Conviene a chi ha tariffe più elevate e vuole massimizzare la durata complessiva degli incentivi, accettando un sacrificio maggiore nel breve termine.
La scadenza per l’adesione a entrambe le opzioni è il 31 maggio 2026.
Il DL Bollette 2026 introduce anche una terza possibilità: l’uscita anticipata volontaria dalla convenzione in Conto Energia, con risoluzione a partire dal 1° gennaio 2028.
Il meccanismo funziona così: chi esce dalla convenzione rinuncia agli incentivi residui e riceve in cambio un indennizzo pari al 90% del VAN (Valore Attuale Netto) dei flussi incentivanti attesi fino alla scadenza naturale. L’importo viene erogato in 10 rate annuali costanti a partire dal 2028.
C’è però un vincolo importante: chi esce deve effettuare un repowering completo dell’impianto entro il 31 dicembre 2030, con una produttività almeno raddoppiata rispetto a quella attesa nel periodo originario della convenzione. I nuovi moduli devono inoltre essere iscritti nel registro europeo dei produttori — di fatto, pannelli prodotti in Europa.
L’accesso a questa opzione è limitato a un contingente massimo di 10 GW e avviene tramite un’asta al ribasso che il GSE dovrà bandire entro il 30 giugno 2027. La scadenza per presentare istanza è il 30 settembre 2026.
In sintesi, l’uscita anticipata conviene a chi ha un impianto di taglia medio-grande, con incentivi residui significativi e la volontà di investire in un ammodernamento profondo. Per i piccoli impianti residenziali sotto i 20 kW, nella maggior parte dei casi è più conveniente portare a termine la convenzione.
Le prime convenzioni — quelle del I° Conto Energia — stanno già scadendo o scadranno entro il 2027. Le ultime, quelle del V° Conto Energia, arriveranno a termine tra il 2032 e il 2033. Ma la scadenza della convenzione non significa la fine dell’impianto.
Dopo 20 anni il tuo impianto fotovoltaico continua a funzionare: semplicemente non riceve più la tariffa incentivante dal GSE. I pannelli hanno perso mediamente tra il 15% e il 25% della loro efficienza originaria, ma producono ancora energia utilizzabile. A questo punto hai diverse opzioni.
• Autoconsumo: tutta l’energia che produci e consumi direttamente ti fa risparmiare in bolletta, a prescindere dagli incentivi. Con i prezzi dell’elettricità nel 2026, ogni kWh autoconsumato vale indicativamente tra 0,25 e 0,30 €
• Ritiro Dedicato (RID): puoi stipulare una convenzione con il GSE per vendere l’energia immessa in rete a un prezzo stabilito. La convenzione è annuale e si rinnova automaticamente
• Accumulo con batteria: aggiungere un sistema di accumulo aumenta la quota di autoconsumo dal tipico 30-35% fino al 70-80%, massimizzando il valore dell’energia prodotta
• Revamping o repowering: se l’impianto ha perso efficienza significativa, può valere la pena sostituire i pannelli o potenziare l’impianto con tecnologie attuali, molto più efficienti
La cosa importante è non lasciare l’impianto inattivo. Anche senza incentivi, un impianto fotovoltaico funzionante riduce la tua bolletta e ti protegge dagli aumenti dei prezzi dell’energia.
Se la tua convenzione in Conto Energia è ancora attiva e vuoi intervenire sull’impianto — sostituire pannelli guasti, aggiungere una batteria o potenziare il sistema — devi rispettare regole precise per non perdere il diritto agli incentivi.
Il vincolo principale riguarda la potenza: durante la convenzione puoi aumentare la potenza dell’impianto al massimo del 5% per impianti sotto i 20 kW, e dell’1% per impianti sopra i 20 kW. Superare questi limiti comporta la decadenza dalla convenzione.
Qualsiasi modifica ai componenti principali (pannelli, inverter, strutture di montaggio) deve essere comunicata al GSE entro 60 giorni dalla data dell’intervento, attraverso il portale dedicato. La mancata comunicazione può portare alla sospensione dei pagamenti.
Per quanto riguarda l’aggiunta di un sistema di accumulo, è possibile anche durante la convenzione in Conto Energia. Tuttavia, il GSE richiede una valutazione preliminare (istruttoria) per verificare che la configurazione sia compatibile con il regime incentivante. I costi di istruttoria e i tempi variano: indicativamente tra qualche centinaio di euro e 2-4 mesi di attesa. Il sistema di accumulo deve essere installato in modo che non alteri la misura dell’energia incentivata.
Se hai un impianto fotovoltaico in Conto Energia che si avvicina alla scadenza — o che ha già terminato la convenzione — il momento giusto per valutare un ammodernamento è adesso. I pannelli di nuova generazione producono mediamente il 30-50% in più rispetto a quelli installati tra il 2005 e il 2013, e le batterie di accumulo permettono di massimizzare ogni kWh prodotto.
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Quando scadono i 20 anni della convenzione, l’impianto continua a produrre energia normalmente — l’unica cosa che si interrompe è il pagamento della tariffa incentivante da parte del GSE. Puoi continuare ad autoconsumare l’energia prodotta, risparmiando in bolletta, e vendere l’eventuale eccedenza tramite Ritiro Dedicato o attraverso il mercato libero. L’impianto rimane un asset energetico, anche se il suo rendimento sarà calato rispetto al primo anno.
Il Conto Energia premia la produzione di energia: il GSE paga una tariffa fissa per ogni kWh prodotto, indipendentemente dall’uso che ne fai. Lo Scambio sul Posto (chiuso per nuovi impianti dal 2025) era invece un meccanismo di compensazione: l’energia immessa in rete veniva “scontata” su quella prelevata. I due meccanismi potevano coesistere — molti impianti in Conto Energia godevano anche dello SSP sull’energia eccedente.
Dipende dalla situazione specifica. Lo spalmaincentivi si applica solo a impianti sopra i 20 kW con tariffa premio fissa (I-IV Conto Energia). L’Opzione A (riduzione 15%, +3 mesi) è più prudente; l’Opzione B (riduzione 30%, +6 mesi) conviene se hai tariffe elevate e vuoi prolungare la convenzione. In ogni caso, la scadenza per aderire è il 31 maggio 2026 — è consigliabile fare i calcoli con il proprio consulente energetico prima di decidere.
Sì, è possibile aggiungere un sistema di accumulo anche durante la convenzione in Conto Energia. Tuttavia, è necessaria un’istruttoria preliminare del GSE per verificare la compatibilità con il regime incentivante. La batteria deve essere installata in modo da non alterare la misura dell’energia incentivata. I tempi di approvazione variano indicativamente tra 2 e 4 mesi e prevedono costi di istruttoria.
Anche senza incentivi, un impianto fotovoltaico continua a generare valore. Dopo 20 anni i pannelli hanno perso circa il 15-25% di efficienza, ma l’energia autoconsumata fa risparmiare indicativamente tra 0,25 e 0,30 €/kWh sulla bolletta. Un impianto da 3 kWp in centro Italia produce ancora circa 3.000-3.500 kWh/anno, corrispondenti a un risparmio annuo di 750-1.050 € se autoconsumati. Con l’aggiunta di un accumulo il risparmio può aumentare ulteriormente.